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Giovedì 26 febbraio 2010, il Governo ha soppresso i contributi riservati all'editoria radiotelevisiva privata. Il provvedimento è contenuto nel cosiddetti decreto "Milleproroghe", approvato definitivamente dal Senato. La questione è grave ma va vista in tutta la sua interezza e sincerità. I criteri con cui, negli anni, sono stati attributi i contributi hanno creato non poche degenerazioni e abusi fino al punto da far collassare il sistema. Mentre alle piccole ed oneste emittenti venivano decretate piccole somme di difficilissimo incasso (infatti Enel e Telecom non rimborsano alle radio dal 2004), le testate più attrezzate e agguerrite del grandi gruppi editoriali riuscivano ad ottenere rimborsi miliardari per via di un meccanismo regolamentare disastroso. Tale degenerazione ha fatto si che con i fondi disponibili non si riusciva più a soddisfare le richieste di tutti e la necessità iniziale di diminuire sensibilmente le percentuali di rimborso. Di anno in anno la situazione è andata sempre più peggiorando fino ad arrivare al completo collasso del sistema e alla definitiva soppressione dei contributi. Cosa fare? Per esempio, per quanto riguarda l'editoria radiotelevisiva, potrebbero aumentare il fondo dei contributi previsti dalla legge 488/99, ovviamente, prevedendo la radicale revisione del Regolamento di assegnazione in modo da scongiurare nuovi abusi di prelievo dei fondi. Un'altra soluzione, altrettanto valida, tra l'altro avanzata anche dall'On. Bonaiuti, è quella di rivedere la materia in un progetto di riforma generale per l'editoria radiotelevisiva e della stampa. Certo è che il Governo una soluzione la deve trovare per ripristinare rapidamente i fondi. Le emittenti locali sono chiamate alla mobilitazione generale fino alla completa soluzione del problema.
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